set 28, 2017

Lo sport e i nuovi usi della Terra comune


Le proprietà collettive nascono per garantire alle comunità locali una serie di diritti che potevano garantire loro la sussistenza alimentare: la raccolta della legna per scaldarsi durante i lunghi e freddi inverni, il pascolo per la mucca o il bue che garantiva il tiro dell’aratro, la raccolta del fieno, o delle pietre necessarie alla costruzione di case e di stalle. Insomma si trattava di garantire l’uso di un determinato territorio e delle sue risorse ecosistemiche a beneficio di tutti.
Oggi, gran parte di questi usi non sono più praticati. Anche se, in alcune comunità resistono proprio grazie alle Università Agrarie e alle altre amministrazioni, l’organizzazione economica della società e la trasformazione profonda del territorio ha reso molto meno importanti questi usi la cui pratica per secoli ha anche contribuito a disegnare un paesaggio e un ambiente davvero molto particolare.
Emergono però nuovi utilizzi dei territori e delle risorse ecosistemiche. Magari non si va piu’ al bosco per fare legna, ma ci si va per correre in mezzo all’aria ben ossigenata. Insomma, il bosco garantisce sempre, con la sua presenza la qualità della vita, solo che non lo fa più con la legna, ma con la sua funzione biologica. Sport, salute e fruizione nel tempo libero diventano allora nuove modalità di utilizzo dei territori. La sfida è quella di coglierli e di svilupparli all’interno di un quadro che garantisca anche gli usi tradizionali e, con essi, la conservazione dell’ambiente.
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